Firenze, al Convento di San Marco

Una nuova luce che è insieme reale e metaforica, e racconta la speranza di una prossima riapertura. È quella del nuovo allestimento della sala del Beato Angelico, la più iconica del museo di San Marco, pronta ad accogliere i visitatori con una veste rinnovata, realizzata dallo studio De Vita & Schulze e finanziata interamente dai Friends of Florence grazie ai contributi di sette donatori statunitensi.

L’ambiente riunisce la più importante raccolta al mondo di opere su tavola realizzate dal pittore e frate domenicano, che proprio nel convento di San Marco visse e lavorò intorno al 1440 per affrescare gli spazi ristrutturati da Michelozzo su committenza medicea: 16 capolavori fra i quali tavole monumentali come la Deposizione di Cristo, la Pala di Annalena e la Pala di San Marco, ma anche il magnifico Tabernacolo dei Linaioli e dipinti di dimensioni minori come le tavole dell’Armadio degli Argenti, le raffinate predelle e i reliquari.

A mancare è la “Pala di Bosco ai Frati”, nello studio della restauratrice Lucia Biondi per un intervento conservativo finanziato anch’esso dai Friends of Florence. Il nuovo allestimento, che conclude le celebrazioni per i 150 anni del museo, cambia radicalmente quello voluto nel 1980 dall’allora direttore Giorgio Bonsanti, tenendo conto degli studi degli ultimi 40 anni e delle innovazioni tecnologiche che hanno permesso di concepire strutture più moderne e un’illuminazione aggiornata. Le opere, presentate su uno sfondo neutro, sono disposte in ordine cronologico e accompagnate da un leggio continuo con pannelli informativi in italiano e
inglese.

Ad alcune delle pale principali sono state affiancate componenti superstiti sfuggite alle dispersione ( predelle, pilastrini) nel tentativo di restituire la complessità dei grandi impianti progettati dal pittore. Dal “Compianto sul Cristo morto” è stata rimossa una schermatura aggiunta nel 1955. « Il nuovo allestimento — sottolinea il direttore di San Marco Angelo Tartuferi — riporta alla ribalta internazionale l’incomparabile nucleo di dipinti angelichiani, finalmente con un’illuminazione adeguata che susciterà la meraviglia degli studiosi». Con lui il direttore regionale Stefano Casciu, che parla di un « momento fondamentale della vita e della storia del museo».